Il sole sta per tramontare qui a Milano, è stata una giornata delle più soleggiate e calde da quando il 2014 è arrivato nelle nostre vite.
Avete presente una di quelle domeniche pigre, quando il sole ti invita ad uscire, e prendere una boccata d’aria fresca, ma non sei nelle condizioni psicofisiche per farlo?
Ecco.
Stavo deambulando per casa, anche per colpa dell’attività neuronale a livelli minimi, cercando la mia vecchia Polaroid acquistata da mio padre agli inizi degli anni ’80, alla quale avanzavano ancora sette scatti nella cartuccia inserita un paio d’anni prima. Volevo provare a scattare qualche foto, purtroppo però, seppur in condizioni eccelse nonostante la sua età, durante la stampa la fotocamera lascia una patina marroncina che rende la foto inutilizzabile… Ho provato a scattarne un’altra questa mattina, ma il risultato era il medesimo.
Scoraggiato, ho rimesso a dormire la fotocamera con gli scatti rimanenti da consumare a data da destinarsi, quando poco vicino ho trovato una vecchissima Yashica appartenuta a mio nonno molti anni prima.
Mi piacerebbe utilizzarla ma purtroppo è solo una reliquia, un oggetto caro di una persona che non è più tra noi… Piano piano stavo recuperando tutte le mie facoltà intelletive e nel mentre studiavo l’oggetto in ogni lato (con un occhio mezzo chiuso e l’altro mezzo aperto) quando ho notato un’incisione sulla base della custodia che non avevo mai notato prima.
Gli anni l’avevano nascosta ma grazie alla poderosa luce che irradiava tutta la casa, sono riuscito a leggere meglio quanto scritto:

Borgo San Lorenzo Firenze 1945 Granata Luigi

Yashica 1945

 

Non credevo possibile che in tutti questi anni nessuno della mia famiglia fosse venuto a conoscenza di questa incisione (come non mi pareva possibile che la prima volta che vidi quella fotocamera anni fa non la notai nemmeno io…), ma è stata un’emozione stupenda.
E’ difficile renderne l’idea, ma quando scopri dei piccoli messaggi, una traccia lasciata quasi 70 anni prima da una persona che non c’è più…è come tornare bambini, ti sembra di ritrovarti in una di quelle vecchie soffitte dei film, quando trovi oggetti di cui ignoravi l’esistenza e che nascondono piccoli segreti e che, per una serie di cause, per una serie di motivi, e per una serie di dinamiche che solo la Vita può spiegarti (ma non lo farà mai) a venirne aconoscenza sei proprio TU.
Ho passato le dita sopra l’incisione, per sentirne la consistenza sulla pelle… E’ stato come tornare indietro nel tempo, ho immaginato mio nonno giovane, forse più piccolo di me, in una bottega fotografica, mentre acquistava la fotocamera per festeggiare la fine della guerra, e poi, qualche minuto dopo, per motivi che non saprò mai, con un oggetto affilato incise il luogo e la data di acquisto, ignorando che 68 anni dopo suo nipote avrebbe trovato quanto scritto. Mi piace pensare che invece non lo ignorava, ne era conoscenza. Mi piace pensare che già sapesse che un giorno, qualche suo parente lontano, forse un nipote, avrebbe scoperto le origini di quella fotocamera.
Chissà quante storie potrebbe raccontare quella fotocamera, o potrebbe aver potuto raccontare tramite le stesse foto che ha scattato, ma che purtroppo nessuno può più raccontare.
Ed è in quel momento che te le puoi solo immaginare.

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Aggiornamento:

Indagando ancora un po’ sulle origini della fotocamera, ho scoperto che la Yashica inizialmente produceva materiale per armi, venne fondata nel 1945 con il nome di Yashima Seiki Seisakusho a Nagano, in Giappone.
Alla fine della guerrà abbandonò la produzione di parti per armi e solamente nel 1953 Yashima realizzò la prima fotocamera e solo nel 1956 venne ribattezzata con il nome che conosciamo tutti, Yashica.
La fotocamera, una Yashica YK con obiettivo non intercambiabile da 45mm F/2.8, fu prodotta solo nel 1959 (anno di nascita di mia madre…) per cui a meno che mio nonno non abbia intrapreso un viaggio temporale, difficilmente avrebbe potuto acquistarla nel 1945.
Non so per quale motivo ci sia incisa quella data sulla custodia della fotocamera, l’unica cosa che mi viene da pensare è che l’abbia incisa decine e decine di anni dopo, immagino in tarda età, non ricordando l’anno in cui abbia effettivamente acquistato la macchina fotografica.
Purtroppo è un mistero al quale non saprei far luce (sebbene continuerò a studiarci) dal momento che mio nonno non è più tra noi da diversi anni.



 



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